Le Cronache di Narnia: Il Nipote del Mago

Il Nipote del Mago
Immagine da me realizzata con AI tramite www.gemini.google.com

È in arrivo il 12 febbraio prossimo nelle sale cinematografiche Il Nipote del Mago, una nuova produzione Netflix per la regia di Greta Gerwig, già nota ai più per aver diretto Barbie.

C’era bisogno di questo film? Sì, perché nessuno finora aveva portato sullo schermo il sesto romanzo di Narnia, che in realtà C.S. Lewis ha scritto come un prequel che narra le origini di quel mondo incantato. Lewis introduce sempre nei suoi romanzi dei bambini che per un motivo o per un altro non hanno i genitori: li hanno persi, li stanno per perdere, o semplicemente sono occupati da un’altra parte. Questa solitudine dei bambini è un tema troppo ricorrente per non rispecchiare qualcosa della vita dell’autore, che infatti a dieci anni perse la madre e si trovò a crescere con un padre che amava i suoi figli ma non li comprendeva e non sapeva essere loro vicino. I due fratelli vissero in vari collegi rinsaldando i rapporti tra loro due, ma praticamente in assenza dei genitori.

I protagonisti bambini del Nipote del Mago sono i bambini all’origine dei racconti di Narnia, perché assistono alla sua genesi e alla nascita del famoso armadio e anche del lampione da cui prende inizio quello che è in realtà il primo romanzo della serie, Il Leone, la Strega e l’Armadio, appunto. Gli adulti ci sono sullo sfondo, ma sono la madre malata e lo zio cattivo (o forse solo stolto) di Digory Kirke, amico di Polly Plummer.

Il nuovo progetto

Chi ha visto solo i film senza leggere i romanzi non conosce questa storia. I tre film realizzati a partire dal 2005 sono bellissimi, senza pecche, anche se naturalmente non possono rendere a pieno i valori che si colgono nei romanzi.

Aspettavo ansiosamente il quarto film, che avrebbe dovuto mettere in scena La Sedia d’Argento, ma… quel progetto si è interrotto. È ripartito, dopo anni, un nuovo inizio con Netflix, e con una regista che ci tiene a dire che è cresciuta con le Cronache di Narnia fin dall’infanzia e che le considera una parte fondamentale della propria formazione. Le ha volute interpretare cinematograficamente come una sorta di opera rock psichedelica, aggiornando la nascita di Narnia agli anni Cinquanta e non alla fine dell’Ottocento come nel romanzo. Non so come gestirà i film successivi, che dovrebbero essere ambientati una sessantina di anni dopo, snaturando così l’ambientazione originaria sotto i bombardamenti di Londra de Il Leone, la Stregae l’Armadio. Da questo punto di vista, non so, può anche andare bene.

C’è sicuramente il rischio che gli effetti digitali e musicali soffochino la trama e il significato dell’opera. Quello però che mi lascia perplessa, anzi non solo perplessa ma irritata, è la scelta della regista di far doppiare Aslan da Meryl Streep, brava quanto si vuole ma donna! Temo, in sostanza, una deriva transgender su cui C.S. Lewis non potrebbe assolutamente essere d’accordo.

Il supporto della famiglia di C.S. Lewis

La famiglia del celebre scrittore ha espresso la propria approvazione della sincera passione della regista per la saga di Narnia, e il proprio sostegno al progetto, auspicando il successo del film, senza entrare però nei dettagli. In particolare, appunto, ci si chiede quale sia il loro parere sulla scelta di un’attrice per doppiare il grande Leone.

La famiglia di C.S. Lewis (che non ha mai avuto figli, come pure il fratello Warren) è rappresentata sostanzialmente da uno dei due figli della moglie, Douglas Gresham. Douglas, che a sua volta ha 5 figli, si è mantenuto nella fede cristiana della madre, mentre il fratello maggiore David, deceduto nel 2014, aveva scelto di tornare alla fede dei padri, l’ebraismo, e il padre adottivo lo aveva aiutato nella sua scelta fornendogli i migliori docenti di lingua ebraica e di Talmud. Douglas, invece, si è sempre occupato dell’eredità letteraria di C.S. Lewis, curandone la resa cinematografica. Anche lui, in un’intervista di qualche anno fa, ricordò come C.S. Lewis avesse rifiutato con sdegno l’idea di rappresentare Aslan in modo non decoroso, considerandolo precisamente un’idea blasfema, un sacrilegio. In una lettera del 1954 aveva scritto:

“Aslan è una figura divina, e qualsiasi cosa si avvicini minimamente al comico (soprattutto nel filone Disney) sarebbe per me una pura e semplice blasfemia”.

Per questo motivo C.S. Lewis difese strenuamente i diritti visivi delle Cronache di Narnia, accettandone soltanto delle trasposizioni radiofoniche. È perciò giusto preoccuparsi di come Aslan risulterà rappresentato in questo nuovo filone cinematografico, con una reinterpretazione che non vorrei stravolgesse il significato attribuitogli dal suo Autore.