Avventure con l’AI: Avventure in TV. La Tv del pomeriggio

La Tv del pomeriggio
Foto da me rielaborata con AI tramite www.gemini.google.com

E vengono i tempi della televisione… ma con calma. Il televisore in casa l’ho avuto nel 1957, questo lo ricordo benissimo perché nella mia mente è rimasta impressa la rivoluzione ungherese del 1956, di cui sentivo le notizie alla radio. Mio padre parlava dei profughi che erano giunti in Italia, anche al Calambrone e a Tirrenia. Diceva che avevano una mentalità comunista, ma non accettavano l’oppressione sovietica… L’anno dopo, invece, le notizie si apprendevano dal Telegiornale. Però alcuni programmi televisivi si vedevano ugualmente. Nella mia infanzia c’è quindi una preistoria televisiva, di un anno forse, in cui andavo a vedere da altre parti i programmi che mi premevano.

La Tv del pomeriggio

In quei primi tempi, la televisione aveva una fascia oraria di funzionamento molto ridotta. La Tv del pomeriggio, verso le tre, ospitava i programmi per i bambini, principalmente telefilm. Poi c’era una pausa che terminava verso le otto di sera con il telegiornale… e Carosello! Dopo Carosello, diceva lo spot, tutti a nanna, perché poi c’era quella che oggi si chiama la Prima Serata e a quell’epoca era l’unica, con i mitici sceneggiati tv e le altrettanto mitiche trasmissioni nazionali: L’Amico degli Animali e Lascia o Raddoppia! Verso le ventitre era tutto terminato, tutti a nanna per davvero…

Il pomeriggio, insieme alla mia amica Maria Paola, andavo a vedere i programmi da una famiglia, i P., che abitavano al piano di sotto e che avevano il televisore, un vero privilegio nell’Italia del 1956. Ma il televisore non apparteneva alla famiglia P. Il fatto è che il capofamiglia, il signor P., era un elettrotecnico e lavorava in un negozio che vendeva radio e televisori, perciò se gli apparecchi erano da provare o da aggiustare era autorizzato a portarseli a casa. In questo modo, aveva sempre un televisore e lo metteva a disposizione di noi bambine, il pomeriggio. Inoltre, nell’appartamento c’era un piccolo divano, mobile di lusso che non avevamo nei nostri salotti.

Eravamo già pronte sul divano quando iniziava la sigla di apertura delle trasmissioni, e guardavamo anche quella. La ricordate? Si vedeva dal basso verso l’alto un traliccio di antenna televisiva su un cielo nuvoloso. La musica che lo accompagnava – lo scopro adesso – era il “Tutto cangia, il ciel s’abbella” dal Guglielmo Tell di Gioachino Rossini.

La sigla di chiusura mostrava la stessa immagine ma con il moto inverso, e la musica che la accompagnava era una meno nota composizione di Roberto Lupi, Armonie dal pianeta Saturno (1946).

Poi c’era l’intervallo, immancabile quando si produceva una interruzione nella trasmissione, per qualsiasi ragione. Guardavamo anche quello. Inizialmente si trattava delle mitiche immagini di un gregge di pecore con la parola Intervallo in sovrimpressione. Soltanto in seguito si passò ad una successione di paesaggi e monumenti italiani, corredati dal nome di ciò che si mostrava. Le immagini erano accompagnate da brani di musica classica dell’Orchestra della Radio Vaticana. La più famosa forse era una Sonata di gravicembalo, realizzata all’arpa, di Pietro Domenico Paradisi (1754). Era tale la fame di tv che non ci perdevamo neppure gli intervalli…