
E finalmente entra in scena Giuditta. Suo marito, Manasse, l’ha lasciata vedova e molto ricca “Suo marito era stato Manasse, della stessa tribù e famiglia di lei; egli era morto al tempo della mietitura dell’orzo. Mentre stava sorvegliando quelli che legavano i covoni nella campagna, il suo capo fu colpito da insolazione. Dovette mettersi a letto e morì in Betulia sua città” (8,2).
Giuditta è l’unica donna presentata nella Bibbia con una lunga genealogia, a significare quanto ella sia radicata nella storia di Israele e al tempo stesso la realizzi. La sua genealogia giunge fino a Giacobbe attraverso Simeone, conosciuto nel libro della Genesi solo per la sua astuzia e la sua violenza spietata in difesa di una verginità (Genesi 34), anche se il violatore è disposto a legarsi a Israele.
Secondo il racconto di Genesi 34, Dinah, figlia di Giacobbe, viene rapita dal principe Sichem che però la chiede in sposa. Ma i due fratelli di Dinah, Simeone e Levi, vogliono solo vendetta e con astuzia entrano nella città dei sichemiti debilitati e febbricitanti per la circoncisione che hanno accettato come condizione per le nozze e li uccidono tutti. Questo gesto, oltre che irragionevolmente violento (e non tiene neppure conto di quella che fosse la volontà di Dinah: nessuno gliela chiede), è anche frutto di una astuzia perversa… Giuditta ha imparato molto dal suo antenato. Ma chi è Giuditta?
Entra in scena Giuditta
Vedova, ricca e bella, vive in ritiro e in preghiera, in digiuno e lutto, in una tenda sul terrazzo, che evoca indubbiamente la vita nomadica di Israele nel deserto. Inoltre, Giuditta è vedova da 40 mesi, numero indicativo di una prova che volge al termine. Incarna, insomma, il suo popolo in quanto sposa, e la sofferenza del suo popolo in quanto vedova, ma una sofferenza a cui Dio porrà termine. Pur vivendo in questa austera solitudine, Giuditta è pienamente solidale con il suo popolo, che la stima al punto da lasciarsi rimproverare da lei.
Giuditta raccoglie in sé sophia e synesis, la tradizionale coppia sapienziale chokmah wbinah (8,29), sapienza e intelligenza, incarnando così l’ideale del saggio, che sfida e sconfigge la pretesa sapienza ellenistica gonfia di orgoglio. In questa sua sapienza che viene da Dio, Giuditta rinnova le gesta di Debora e Giaele, di Davide che sconfigge Golia. La debolezza umana è l’arma più potente di Dio, che vince attraverso i deboli. Giuditta è bella, dunque, ma anche saggia e coraggiosa, e fa leva sulle arti femminili e sui vizi di Oloferne, la vanità e la sensualità. Vincendo, Giuditta non ruberà la gloria al Signore, ma si metterà a capo delle donne, novella Miriam, per celebrare la Sua salvezza (16,1-17).