Lettura continua della Bibbia. Salmo 116

Salmo 116
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“Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore”: a causa di questo versetto, il Salmo 116 veniva proclamato dalla liturgia pasquale giudaica quando passava da un commensale all’altro la terza coppa di vino, quella del ringraziamento. Paolo nella Seconda lettera ai Corinzi 4,13 citerà secondo la versione greca dei Sattanta il v. 10: “Animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo”.

Lo stesso apostolo nella Lettera ai Romani 3,4 citerà l’asserto “Ogni uomo è menzogna” del v. 11, un asserto che avrà un certo peso nel dibattito agostiniano sul peccato originale.

Salmo 116: Struttura e contenuto

Il Salmo di sua natura si presenta come un inno di ringraziamento (vv. 2.7.8.12) a cui si intrecciano elementi di supplica (vv. 10-11), di implorazione (vv. 1.2.4) e proteste di fiducia (vv. 5.10). Una specie di antifona risuona nei vv. 14 e 18 mentre l’espressione beshem-Jhwh ’eqrah, “invocherò il nome el Signore”, riecheggia tre volte nei vv. 4.13.17, per cui alcuni hanno pensato che il Salmo, contrassegnato anche dal citato simbolo del calice, fosse lo spartito liturgico di un atto di culto. Il carme, dopo un’intensa introduzione (vv. 1-2), si svolge lungo due movimenti.

Il primo movimento (vv. 3-13), attraverso un procedimento di flussi e riflussi, narra la storia delle sofferenze patite, di un incubo mortale che ora è finalmente alle spalle. L’orante si sentiva già come una preda incappata nella trappola della morte. ma Dio è intervenuto davanti al grido disperato del suo fedele che, in un soliloquio (vv. 7-13), evoca teneramente questa liberazione ringraziando Dio per aver riscattato la sua vita dalla stretta della morte, per aver asciugato le lacrime dai suoi occhi, per aver reso stabile il piede che stava scivolando nellìabisso fangoso dello sheol.

Il secondo movimento (vv. 14-19) descrive, invece, il ringraziamento sacrificale (todah) celebrato nel tempio, durante il quale l’orante pronunia una solenne dichiarazione in tre punti:

  • Dio non può restare indifferente alla morte die suoi fedeli (tale è il senso del v. 15 in cui spesso si scorge la fede nell’immortalità),
  • Il fedele è membro della famiglia di Dio (v. 16ab; vedi Sal 86,16),
  • Dio spezza le catene della morte (v. 16c).

Un canto, quindi, di grande fiducia nella potenza di Dio sulla morte fisica e sul male storico, senza che il discorso si apra chiaramente all’oltrevita. Il servizio al Signore viene raffigurato come quello di uno schiavo, nato in casa, liberato dal Signore, restituito a libertà e vita.