
Siracide 28 1Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.
2Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
3Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
4Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?
5Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
chi espierà per i suoi peccati?
6Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
7Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.
Siracide 28: La legge del perdono
Erroneamente si pensa che l’Antico Testamento chieda di odiare il nemico. Può chiedere di combatterlo, ma l’odio non è mai insegnato, anzi è insegnato il perdono.
La famosa legge del taglione, Occhio per occhio, dente per dente, non è un invito alla vendetta, ma è una limitazione della vendetta considerata come istituto giuridico (primitivo, indubbiamente) di giustizia penale. Occhio per occhio, dente per dente, vita per vita impone un limite preciso: la pena sia commisurata al danno, senza eccederlo. Siamo in tempi in cui l’onere di amministrare la giustizia spettava ai capi famiglia, in assenza di giudici e di tribunali pubblici, e la cosiddetta vendetta privata era lo strumento di esecuzione delle condanne, ma il principio è trasferibile agli enti statali. Ovviamente una società deve tutelare i cittadini, specialmente i più deboli, impedendo ai prepotenti di danneggiarli. A livello privato, invece, vige la legge del perdono.
Anche nell’insegnamento dei rabbini vige la stessa legge, però a precise condizioni: il colpevole deve essere pentito; il perdono lo deve chiedere; lo deve chiedere all’offeso, e solo l’offeso lo può concedere (perciò nel caso di un omicidio il perdono non può essere dato, perché la vittima non è più in vita per poterlo fare). Anzi, l’offeso lo deve concedere, se gli è stato chiesto per tre volte, altrimenti la colpa ricade su di lui, diviene lui il peccatore.
Chi non perdona al suo prossimo, come può sperare di essere perdonato lui da Dio? Chi non ha misericordia verso gli altri, come può contare sulla misericordia del Signore verso di lui? Il problema, semmai, era quante volte perdonare al prossimo, lasciato in sospeso nell’Antico Testamento. Gesù lo risolve: non sette volte, ma settanta volte sette, cioè sempre.