
Uno degli attacchi che in questi giorni i social stanno sferrando contro papa Leone consiste nell’accusa, ripetuta all’infinito (perché una bugia ripetuta cento, mille, un milione di volte diventa, per la gente, una verità) di chiudere il Vaticano all’immigrazione mentre predica agli Stati di accogliere a braccia aperte i migranti (vedere la sua visita a Lampedusa).
Ora, ragionando a mente sana, come potrebbe il più piccolo Stato del mondo, neppure mezzo chilometro quadrato di estensione, fatto di chiese, di uffici e di musei, fare un’accoglienza sistematica ai migranti? Dovrebbe metterli nella Cappella Sistina, o nei Musei Vaticani, che costituiscono un patrimonio culturale dell’umanità? La Chiesa pratica capillarmente la carità e l’accoglienza negli Stati in cui i cattolici vivono, nelle parrocchie, nei conventi, nelle sedi della Caritas e di altre organizzazioni… E se nella Città del Vaticano, come stato civile, vige una legge che vieta e punisce l’accesso non autorizzato (Decreto del Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano 19 dicembre 2024), non pensate che sia per evitare che qualcuno si intrufoli per mettere una bomba, e non per cacciar fuori una persona bisognosa?
Accoglienza nella Città del Vaticano
In realtà, papa Francesco ha portato a vivere in Vaticano cinque famiglie siriane mussulmane, mentre nel colonnato del Bernini esiste un centro medico per le persone in difficoltà istituito da papa Francesco (oltre 10.000 prestazioni sanitarie l’anno, 120 fra medici e infermieri), e Leone vi ha inaugurato un nuovo ambulatorio. Sempre in Piazza San Pietro c’è un servizio di docce e barberia, mentre l’accoglienza viene offerta all’interno del Vaticano nella Casa Dono di Maria fondata nel 1988 da Papa Giovanni Paolo II e Madre Teresa, che offre pasti caldi e riparo, e in Largo degli Alicorni 28 (adiacente a Piazza San Pietro) nel Dormitorio San Martino a Palazzo Migliori, gestito dalla comunità di Sant’Egidio. Quindi, che state a di’ che il Papa gli immigrati in Vaticano non li vuole?
A tavola con gli ultimi
E proprio oggi 11 luglio Leone XIV si è messo a tavola con gli ultimi accogliendo duecento persone in difficoltà assistite dalla Diocesi di Roma, tra cui 35 bambini, a Borgo Laudato si’, nei giardini pontifici di Castel Gandolfo. Non è niente di straordinario, sono semplicemente gesti che rappresentano la punta dell’iceberg di una realtà sommersa di attenzione, di cura e di aiuto che la Chiesa presta continuamente, in tutti i paesi del mondo, alle persone in stato di bisogno.
Simpaticamente, papa Leone ha inaugurato il pranzo affermando di essere venuto senza un discorso, ma con la fame. E questa frase detta in familiarità è stata occasione per accennare ad un’altra fame: “Fame di autentica carità, fame per una Chiesa che veramente sa aprire le porte, accogliere, ricevere tutti; dove c’è amore per tutti e dove nessuno è nemico, dove tutti sappiamo vivere la riconciliazione, il perdono, la pace”.
Durante i saluti, il Pontefice si è soffermato proprio sul suo titolo di “costruttore di ponti”, che ha esteso a quanti sedevano alla sua tavola:
“E noi oggi vorremo anche fare un ponte con tutti voi, con le vostre famiglie e con la società nella quale vogliamo vivere… Stiamo veramente costruendo un mondo diverso, un mondo di speranza, un mondo che è luce in mezzo a questo mondo; tante volte questa realtà, tante volte questo mondo è proprio rotto dalla violenza, dall’odio, dalla discriminazione”.
Il Papa ha concluso il suo intervento esortando tutti a cooperare per essere una Chiesa portatrice di giustizia, pace e amore, benedicendo il cibo e intrattenendosi con i commensali.