
Non è stato possibile riprodurre i personaggi Disney per motivi di copyright
Dopo un periodo intermedio di produzioni per così dire minori, le grandi fiabe tornano negli anni Cinquanta approdando in Italia, questa volta, in tempo reale. La prima è Cenerentola.
Cenerentola (1950)

Eccoci quindi alle grandi fiabe degli anni Cinquanta, a partire da Cenerentola. Basato sulla fiaba omonima di Charles Perrault, questo cartone animato è rimasto famoso per i suoi personaggi, le sue scene e le sue canzoni, tra cui I sogni son desideri e Bibbidi-Bobbidi-Bu. Me le ricordo ancora.
La pellicola fu un successo finanziario, risultando il film con il maggiore incasso dell’anno 1950, e risollevò economicamente lo studio.

Fu dunque un film fu molto importante per lo studio Disney che con questo tornò alle grandi fiabe, dopo otto anni di film che erano stati dei collages di cortometraggi. Con Cenerentola la Disney entrò anche nella tv degli americani e nella realizzazione di parchi di divertimento. Il Walt Disney World, aperto in Florida nel 1971, sarà dedicato proprio a Cenerentola nelle sue attrazioni principali.
Il primo parco a tema aperto dalla Disney, l’unico inaugurato in vita da Walt Disney in persona, nel 1955, fu invece Disneyland, ubicato nella periferia di Los Angeles.
Alice nel Paese delle Meraviglie (1951)

Subito dopo Cenerentola veniva un film che mi è sempre piaciuto poco, per i suoi nonsense o per la strampalatezza e l’antipatia di molti personaggi. Più che il film, ricordo l’albo di Topolino che ne seguiva la trama. Era basato principalmente sul libro di Lewis Carroll Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, con alcuni elementi tratti da Attraverso lo specchio. E andiamo avanti.
Peter Pan (1953)

Con Peter Pan si va al protagonista di un libro che avevo letto e riletto. Se Cenerentola è l’adattamento di una fiaba che non fa paura e nemmeno tristezza, e Alice è troppo strampalata per dare reali preoccupazioni, Peter Pan è un libro molto amaro, almeno la versione romanzata: perché parla di un bambino che prende il volo dalla finestra e quando decide di tornare trova la finestra chiusa per sempre e il suo posto occupato da un altro. D’altra parte era lui che aveva voluto andarsene, no? Cosa viene a recriminare se la madre ha adesso un altro bambino? La tristezza per l’abbandono di Peter Pan collima con la rabbia per quello che lui ha fatto alla madre. Fatto sta che si è perso per sempre, non crescerà più e vivrà solo di avventure… Infatti il film non è desunto dalla prima versione della fiaba ma dal suo seguito, che vede le avventure di Peter Pan, ormai adolescente, nell’Isola che non c’è.
Lilli e il vagabondo (1955)

Lilli e il Vagabondo si differenzia dai precedenti perché è il primo lungometraggio animato in Cinemascope ma è anche il primo lungometraggio animato ambientato interamente nel mondo reale, benché gli animali siano, quanto a sentimenti, antropomorfizzati. Anche se c’è il lieto fine, la vicenda è penosa per i cagnolini protagonisti, e questo non mi è mai piaciuto. Inoltre la parte dei cattivi qui la fanno i gatti, e anche questo non mi piace… Resta celebre la scena in cui nel ristorante italiano Lilli e il Vagabondo mangiano insieme lo stesso spaghetto.
La Bella addormentata (1959)

Con la Bella addormentata ricompare e si conclude il ciclo delle grandi fiabe Disney, che torneranno solo nel 1989 con La Sirenetta. Questo invece è un film riposante dove non accadono cose troppo drammatiche se non un lungo sonno che andrà però a buon fine. Anche questa è una fiaba di Perrault, resa con disegni molto raffinati che – ricordo – gradii parecchio. Lo scarso successo di pubblico, invece, fece sì che a Disney non si avventurasse più sul terreno delle fiabe classiche se non trent’anni dopo, come detto, con La Sirenetta. È, quindi, un ciclo che si chiude…

Seguiranno altri grandi lungometraggi animati: La carica dei 101 (1961), La spada nella roccia (1963), Il libro della jungla (1967), Gli aristogatti (1970), Robin Hood (1973): ma io sarò ormai cresciuta, e li vedrò, in seguito, in televisione, insieme alle figlie.