
Dopo i dinosauri, un filone sempre di fantascienza, con l’AI, ma questa volta spaziale! Dato che privilegio gli interessi comuni con il mio nipotino Giovanni, non tratterò qui gli altri ambiti della fantascienza, come quello, molto importante, sociologico, in cui gli scrittori di FS sono stati veramente profetici. No: parliamo di voli spaziali.
La fantascienza, a partire da Urania (1950)

Tutto (anche i dinosauri) parte per me dal 1950, quando esce l’album delle figurine degli animali e quando Urania inizia le pubblicazioni. È ovvio: è l’anno in cui imparo a leggere (a 5 anni) e, dato che a quell’epoca non c’era altro da fare, mi specializzo velocemente nella lettura. Non dico proprio nel 1950, ma negli anni immediatamente successivi inizio a farmi una cultura fantascientifica grazie ad Urania. Nel 1954 era uscito in Italia un film che mi aveva terrorizzato: La Guerra dei Mondi, Oscar per gli effetti speciali. Ma il fatto è che di effetti speciali… ce n’erano proprio pochi: Ufo tripodi, scariche elettriche… in realtà, dei marziani si vede solo, alla fine, un tentacolo. Ed è proprio così, il pericolo fa più paura quando si nasconde nell’ombra. Niente a che vedere con il remake di Tom Cruise, a tutto svantaggio di quest’ultimo, a mio parere.
Poi è venuto Il Pianeta Proibito. È il 1956, io faccio già la seconda media.
Il Pianeta Proibito (1956)

Che bello vedermi in questa foto sottobraccio a Robby-the-Robot, il primo robot cinematografico a mettere in pratica le leggi della robotica di Asimov, anche se sotto la minaccia del mostro dell’Id! Ma in questo film non c’è solo la tecnica. C’è il problema morale dell’hybris umana, anche se a quell’epoca non pensavo in questi termini; c’è la minaccia che l’uomo nella sua arroganza costituisce per se stesso; c’è il gioco di rapporti fra i membri di un equipaggio, parte essenziale nello svolgimento di una missione. C’è un messaggio profondo, che si avvale per la prima volta di effetti speciali fantastici nel raffigurare l’ignoto e invisibile mostro che alberga nell’oscurità della coscienza.
Insomma, un film che potrebbe far riflettere, anche se ciò che all’epoca ne ho riportato con maggiore incisività sono gli effetti speciali del mostro e la simpatia per Robby. Ricordo tutto questo QUI.
Ritorno al futuro (1985)

Un altro film su cui ragiono col mio nipotino è Ritorno al futuro, soprattutto per i paradossi del viaggio nel tempo. È molto successivo ai film della mia infanzia e infatti l’ho visto solo in televisione quando le mie figliole erano abbastanza grandine. Qui non ci sono viaggi spaziali ma viaggi nel tempo, ugualmente appassionanti se non di più, tanto è vero che Giovanni ha chiesto e ottenuto un modellino Lego della DeLorean del film. Carino… ma aspettate che si arrivi a StarTrek!