Avventure con l’AI: Dopo i colossal biblici

Dopo i colossal biblici
Foto da me rielaborate con AI tramite www.gemini.google.com

La grande era dei colossal storici – biblici – mitologici di Hollywood finisce verso il 1963. Finisce con il tracollo finanziario di Cleopatra per il quale si spese una cifra folle per l’epoca (circa 44 milioni di dollari), portando quasi alla bancarotta la 20th Century Fox. Nel frattempo io smetto o quasi di andare al cinema, tranne rare eccezioni. Sto facendo l’università e – forse sbagliando – il cinema non fa più parte della mia formazione. C’è, caso mai, la televisione, che in quei suoi primi anni trasmette cose eccellenti come gli sceneggiati televisivi.

La più Grande Storia mai Raccontata (1965)

Così mi sono persa, a quell’epoca (ma credo di non aver perso molto), il film uscito dopo i colossal biblici, La più Grande Storia mai Raccontata di George Stevens del 1965. Avrebbe dovuto essere concorrenziale del Re dei Re ma arrivò con quattro anni di ritardo. Anche questa raccontava la storia evangelica pressoché per intero, puntando sugli attori: lo svedese Max von Sydow, ancora sconosciuto al pubblico internazionale, nel ruolo di Gesù; Charlton Heston in quello del Battista; Telly Savalas è Ponzio Pilato, Martin Landau Caifa; Angela Lansbury è la moglie di Pilato; Sidney Poitier è Simone di Cirene, John Wayne il centurione… tanto per dirne alcuni. Fu il film più costoso mai girato negli Usa.

Dopo i colossal biblici

È stato giudicato un film lento e dispersivo proprio per il suo cast stellare, nonostante l’intensa interpretazione di Max von Sydow. Lungo quasi tre ore e mezzo, anch’io, che l’ho visto, molto tardi, in Dvd, l’ho trovato decoroso ma privo di un reale coinvolgimento emotivo.

Dopo i colossal biblici: Jesus Christ Superstar (1973)

Di tutt’altro tipo Jesus Christ Superstar, che del resto è un musical. Non parlo del Vangelo secondo Matteo di Pasolini (1964) che segue una grammatica cinematografica completamente diversa da quella tradizionale. Mi interessa vedere invece il taglio con cui un musical riesce ad affrontare la figura di Gesù.

Dopo i colossal biblici

Non lo vidi al cinema, ma ricordo in TV l’interpretazione che Mina fece di Maria Maddalena. Cantò “Everything’s All Right” nello spettacolo Mille Luci del 1974, molto meglio della cantante originaria.

Il film, e prima di lui il musical, non rappresenta direttamente la vita di Gesù (in particolare, gli ultimi giorni della sua vita). Rappresenta invece la rappresentazione che ne fa una compagnia di attori. È un’opera rock che ha rivitalizzato il musical, ormai in fase di declino dopo gli anni Cinquanta. È un’opera musicale che usa i propri mezzi espressivi  per rivisitare una figura del passato che pure appartiene anche al presente, quella di Gesù Cristo, con un linguaggio hippy.

Gli elementi chiave della rappresentazione sono la Maddalena, che affascinata da Gesù si mette al suo servizio senza comprenderlo, e Giuda che, preoccupato per la missione del Maestro, vorrebbe costringerlo a svelarsi alle autorità e al popolo.

Dopo i colossal biblici

Il fatto che Giuda sia interpretato da un attore afroamericano, ricordo, suscitò polemiche, come se si fosse voluto attribuire il ruolo del “cattivo” ad un nero. Ma anche il cantante che interpreta – non a caso – Simone lo Zelota è afroamericano: non il ruolo del  traditore, dunque, è legato a interpreti afroamericani, ma il ruolo di contestazione politica. Infatti, Giuda Iscariota e Simone lo Zelota sono i due apostoli che più probabilmente provenivano dall’ambiente degli Zeloti, contestatori aperti del dominio romano. E Martin Luther King è morto da poco…

Ben fatto il conciliabolo dei sacerdoti…

… e strepitosa l’interpretazione di Erode Antipa alle terme, un personaggio da operetta!

Il Gesù del musical è “superstar” ma non è trascendente. È molto umano nei suoi dubbi e nelle sue paure. Ma anche il Gesù dei Vangeli lo è, anche se non è quello che noi preferiamo ricordare. La sua figura, dedita all’amore e alla fratellanza, risalta nel film per contrasto dall’atteggiamento dei personaggi che lo attorniano: l’amore possessivo della Maddalena, la razionalizzazione di Giuda, il rinnegamento di Pietro, l’appello alla rivolta di Simone lo Zelota, l’ironia di Pilato, il disprezzo di Erode Antipa, la ragion di stato di Caifa, le pretese assillanti dei discepoli e dei malati. Ognuno ne ha una versione distorta, e lui sopporta tutti senza rinnegare niente di sé.

Niente si dice della sua Resurrezione? No; ma il finale fa pensare. La croce è vuota e dietro di essa splende il sole, mentre la troupe risale sul pullman.

Dopo i colossal biblici

L’interprete di Giuda si ferma pensoso, ma quello di Gesù non c’è. Ci sono invece, sotto la croce, le sagome di un pastore e di un gregge…