Lettura continua della Bibbia. 1Maccabei: Un esercito temibile (cap. 6)

Un esercito temibile
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1Maccabei 6 32Giuda allora levò il campo dalla Cittadella e lo trasferì a Bet-Zaccaria, di fronte al campo del re. 33Ma il re si mosse alle prime luci dell’alba e trasferì lo schieramento con mossa fulminea lungo la strada di Bet-Zaccaria; le truppe si disposero a battaglia e suonarono le trombe. 

34Posero innanzi agli elefanti succo d’uva e di more per stimolarli al combattimento.  35Distribuirono le bestie tra le falangi e affiancarono a ciascun elefante mille uomini, protetti da corazze a maglia e da elmi di bronzo in testa, e cinquecento cavalieri scelti, disposti in ordine intorno a ciascuna bestia: 36questi in ogni caso si tenevano ai lati della bestia e, quando si spostava, si spostavano insieme senza allontanarsi da essa.  37Sopra ogni elefante vi erano solide torrette di legno, ben protette dagli attacchi, legate con appositi congegni, e su ogni torretta stavano quattro soldati, che di là bersagliavano, e un conducente indiano. 

38Il resto della cavalleria si dispose di qua e di là sui due fianchi dello schieramento, per terrorizzare i nemici e proteggere le falangi. 39Quando il sole brillava sugli scudi d’oro e di bronzo, ne risplendevano per quei riflessi i monti e brillavano come fiaccole ardenti. 40Un distaccamento delle truppe del re si dispose sulle cime dei monti, un altro nella pianura e avanzavano sicuri e ordinati. 41Tremavano quanti sentivano il frastuono di quella moltitudine e la marcia di tanta gente e il cozzo delle armi: era veramente un esercito immenso e forte. 42Giuda con le sue truppe si avvicinò per attaccare lo schieramento e caddero nel campo del re seicento uomini. 

Un esercito temibile

Intanto Giuda approfitta della situazione e pone l’assedio all’Acra, l’acropoli di Gerusalemme in cui si erano arroccati gli ultimi greci. Ma grazie ad alcuni collaborazionisti ebrei gli assediati inviano un appello al nuovo re. Antioco V convoca un esercito immenso, di cui si forniscono cifre iperboliche: centomila fanti, ventimila cavalieri, trentadue elefanti da guerra. Questi numeri hanno lo scopo di mostrare l’arroganza e la potenza dei greci. Nonostante l’eroismo delle truppe dei Maccabei, la battaglia volge al peggio per loro. Cade la fortezza di Bet Zur, Gerusalemme è bersagliata con macchine da guerra che scagliano persino ordigni incendiari, i depositi di viveri sono vuoti in quanto quello era un anno sabbatico in cui la terra non era stata coltivata.

Ma inaspettatamente Lisia inizia a contendere con il re per aggiudicarsi il trono. Distratti da questo dissidio interno, i greci di Siria fanno pace con i Giudei, consentendo loro di praticare indisturbati la loro religione. L’unica condizione è quella di abbattere le fortificazioni di Gerusalemme. Tornato ad Antiochia, Antioco V trova che la città è in mano a Lisia, ma riesce a riprendersi il potere.

Gli elefanti da combattimento

La descrizione che qui si fa di un esercito come quello macedone comprende la descrizione di una forza bellica all’epoca temibile: gli elefanti da combattimento. Gli elefanti da guerra erano i carri armati del tempo, con una nota in più: a differenza degli altri tipi di armi, spaventavano a morte i soldati nemici e i loro cavalli. Portavano sulla schiena una torretta in cui si disponevano arcieri e frombolieri, ma non si trattava solo di questo. Non solo possedevano ed usavano una forza tremenda (animali da sei tonnellate alti tre metri), ma avevano anche lo scopo di terrorizzare tutti al solo vederli. La loro sola carica bastava a scompaginare tutte le forze nemiche.

Erano tutti maschi, perché più veloci, più pesanti e più aggressivi delle femmine. In Oriente si utilizzavano, a questo scopo, gli elefanti indiani. Non si allevavano gli elefanti, ma si catturavano da selvatici, si domavano e si addestravano.

L’uso militare degli elefanti risale all’India del 1.100 a.C. e, conosciuto ed assunto dai persiani, passò anche alle strategie macedoni. I re indiani avrebbero potuto schierare in battaglia da 30.000 a 60.000 elefanti da guerra; e forse fu proprio per questo che Alessandro Magno rinunciò al suo tentativo di conquistare l’India. Però ne imparò l’uso fin dal 231 a.C. e li impiegò egli stesso in guerra, instituendo il grado di elefantarca per il comandante della specifica unità di combattimento. I suoi successori ne fecero ampio uso.

Gli elefanti da combattimento furono utilizzati contro i Romani dai Cartaginesi (si pensi ad Annibale, che utilizzava gli elefanti nordafricani oggi estinti) e dai sovrani ellenistici. Nella battaglia di Heraclea del 280 a.C. i Romani erano rimasti terrorizzati dall’apparire di questi animali che avevano battezzato “buoi lucani” perché per la prima volta li avevano veduti in Lucania, ed avevano perso la battaglia contro Pirro re dell’Epiro, il quale però subì tali danni con le sue prime vittorie che, in definitiva, perse la guerra. Da qui il nome di “Vittoria di Pirro” per indicare una vittoria momentanea che prelude ad una sconfitta totale.

I Romani, però, impararono presto a respingere gli elefanti con grida e trombe imbizzarrendoli e volgendoli contro il loro stesso esercito. Poi ne fecero uso essi stessi nelle guerre successive, persino nella conquista della Britannia. I Romani avevano una tale facilità nel migliorare le tecniche di guerra… Ma ogni volta che si perfezionava una tattica, se ne trovava il rimedio: per spaventare gli elefanti bastava il più piccolo stridio di un maiale. Ed allora, ecco un nuovo controrimedio: allevare gli elefanti insieme ai maiali, in modo da abituarli ai loro versi. Se l’ingegno umano, invece di essere usato per perfezionare l’arte della guerra coinvolgendovi anche gli animali, fosse stato usato per perfezionare l’arte della pace, l’umanità avrebbe fatto grandi cose!

In età cristiana, gli elefanti da combattimento non si usarono più in Occidente, mentre in Oriente con gli elefanti si fermò Tamerlano (1380). Il loro uso poi decadde con l’invenzione della polvere da sparo che li aveva resi obsoleti. Fino a metà Novecento però si continuarono ad utilizzare per trasportare l’artiglieria. Ora conoscono una nuova era di pace, almeno per loro.

Interessante, infine, l’osservazione che avevano posto “innanzi agli elefanti succo d’uva e di more per stimolarli al combattimento” (v. 34). È vero: si usava anche drogare gli elefanti con bevande alcoliche per renderli più aggressivi. Di questa pratica è testimone anche l’apocrifo III libro dei Maccabei, che narra il fantasioso episodio in cui il re egiziano Tolomeo IV Filopatore nel 217 a.C. fa arrestare tutti gli ebrei del suo regno e li convoglia nell’ippodromo per sterminarli facendoli schiacciare dagli elefanti. A tale scopo, ordina di drogare 500 elefanti, ma l’esecuzione non ha luogo perché Dio lo impedisce.