
Un nuovo Crocifisso ha trovato prontamente collocazione a Debel, nel sud del Libano, nello stesso punto in cui si trovava originariamente quello che nei giorni scorsi un soldato israelian ha distrutto. Il soldato ritenuto responsabile del vandalismo è stato punito con un mese di reclusione e rimosso dal servizio di combattimento, come pure il commilitone che aveva realizzato la foto. Altri sei soldati, che erano presenti all’evento e non sono intervenuti per fermarlo o denunciarlo, devono presentarsi ad un colloquio in seguito al quale il Comando militare deciderà il da farsi.
Un nuovo Crocifisso per Debel

Anzi, i Crocifissi in sostituzione quello originario sono due: il primo a fornirne uno è stato l’Idf, benché diverso per dimensioni e stile rispetto all’originale. Poco dopo, i militari italiani del contingente UNIFIL hanno provveduto a fornirne e installarne un altro.
Sull’accaduto è intervenuto il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, che ha espresso grande apprezzamento per l’iniziativa dei militari italiani in virtù della convivenza fra culture e religioni e della tutela dei simboli della fede. Ovvio apprezzamento ripetuto anche dal presidente del Consiglio dei Ministri e da altri membri del governo. Per una statua di legno si sono mossi tutti.
L’Ordinario militare mons. Gian Franco Saba, nel ringraziare i militari Unifil, ne ha colto con maggiore profondità il valore: “Il Crocifisso è segno di amore per i piccoli e i poveri, per gli esclusi e gli abbandonati; è segno di riconciliazione tra Dio e gli uomini, e degli uomini tra loro… San Giovanni XXIII ricorda che il Crocifisso, più che portarlo solo esteticamente sui petti, deve infondere in noi la fatica e la gioia dell’abbandono fiducioso in Dio”.
Devo dire che le immagini del Cristo inerme fra le mani degli uomini, in questo caso coloro che lo restituiscono ai fedeli, e a maggior ragione coloro che lo hanno distrutto, sono toccanti. Perché veramente il Crocifisso è segno di tutti i Crocifissi viventi, maneggiati e massacrati dagli ingranaggi di una storia più grande di loro, che anche oggi, quando l’umanità dovrebbe aver raggiunto la sensibilità e la maturità promesse dallo spegnersi dei fuochi dell’ultima guerra mondiale, sono in balia del più prepotente e del più violento. Un Crocifisso di legno si può ricollocare al suo posto; i tanti Crocifissi di carne, immagini vive di Cristo, non possono tornare, su questa terra, alla vita.