
Romani 1 24Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, 25perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
26Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. 27Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. 28E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: 29sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, 30maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. 32E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.
Un catalogo di vizi

Paolo descrive qui le conseguenze della scelta dei pagani di rifiutare Dio come unico Creatore. L’ira di Dio si palesa non con un castigo manifesto sul tipo di una calamità naturale o di una sventura sociale, ma con il lasciare che l’uomo si abbandoni in balia dei propri istinti più distruttivi. Rifiutando Dio, l’umanità perde il senso del bene e del male, il rispetto del corpo e della natura, il rispetto degli altri e della vita. La libertà etica diviene schiavitù degli istinti.
Paolo esemplifica questa condizione umana di corruzione prima negli atteggiamenti che rinnegano la natura stessa della donna e dell’uomo, poi in una serie di 21 comportamenti viziosi che non vogliono essere esaustivi né rappresentativi di un manuale di morale, ma sono principalmente simbolici ed evocativi (lo stesso numero 21, multiplo di 7, è simbolico).
La lista segue il genere letterario del catalogo, ebraico oltre che ellenistico, un catalogo di vizi, rispetto ai quali presenta tre possibili raggruppamenti:
- generici (1,29a): ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia;
- atteggiamenti malevoli (1,29b): invidia, omicidio, lite, frode, malignità, calunnia;
- vizi sociali (1,20-31): maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. Si tratta di atteggiamenti che concentrandosi sull’Io della persona non danno spazio agli altri ma cercano di sopraffarli con tutti i mezzi
Questo è il giudiio di Paolo sul mondo pagano preso in blocco. Ma il giudizio sul mondo ebraico non è migliore…