Magnifica Humanitas. Responsabilità politica dell’AI

Restondabilità politica dell'AI
Immagine da me realizzata con AI tramite www.gemini.google.com

Un risvolto di forse non immediata lettura, segnalato con forza da papa Leone (n. 102), è l’impatto che l’IA ha sulla vita umana e sui diritti della persona. I processi di un sistema automatizzato incidono notevolmente sulle scelte che riguardano il lavoro, l’accesso ai servizi, la reputazione stessa delle persone, al punto che selezionando chi merita e chi no possono produrre nuove forme di scarto. Il Pontefice parla di usi apertamente antiumani come la manipolazione dell’informazione e la violazione della privacy,  ma anche dell’insidia nascosta dovuta al fatto che i sistemi di IA si presentano come oggettivi e neutrali, mentre rispecchiano e rafforzano gli stereotipi e le ideologie di chi li ha progettati. “E così, l’ingiustizia si fa silenziosa e la compassione, la misericordia e il perdono, non come mera apparenza, ma come gesti politici, scompaiono dall’orizzonte” (n. 103).

Responsabilità politica dell’AI

“Da questo deriva una conseguenza semplice ma stringente: non possiamo considerare l’IA moralmente neutra. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni. Se un sistema viene concepito o impiegato in modo da trattare alcune vite come meno degne, o da escluderle senza possibilità di appello, esso non è un semplice strumento “da usare bene”: introduce già un criterio che contraddice la dignità inalienabile della persona. Per questo, il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano” (n. 104).

“Non basta invocare genericamente l’etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito. Altrimenti, il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile, finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacità di calcolo” (n. 106).

Una parola cara a papa Leone: “Disarmare” l’AI

“Vorrei, infine, usare una parola che mi sta a cuore: “disarmare”. Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita.

Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale” (n. 110).