
Oltre i film biblici, altri riguardavano vicende accadute nel lontano passato: i film storici. Film più o meno “storici”, anzi, perché molti, anzi tutti quelli che io vedevo, erano piuttosto di carattere leggendario o molto romanzati. Non vedevo film di guerra: quelli erano riservati a mio padre, che allora andava al cinema da solo. Ho capito solo molto tempo dopo che quelli che per me erano argomenti astrusi e noiosi facevano parte, invece, della sua giovinezza. Ma i film dove la storia narrata era più remota, sì, quelli andavano bene anche per me.
Sinuhe l’egiziano (1954)

Sulla storia antica, infatti, non c’erano soltanto film biblici: ne venivano prodotti anche di altri argomenti. L’unico fra questi che ricordo meglio è Sinuhe l’Egiziano del 1954 di Michael Curtiz, lo stesso della Leggenda di Robin Hood ma anche di Angeli con la faccia sporca (1938) e sopratutto di Casablanca (1942) e di Non Siamo Angeli (1955). Mi era completamente sconosciuto Edmund Purdom nei panni del protagonista, il medico Sinuhe che irretito da una maliarda perde tutto, compresa la tomba e di conseguenza (nelle credenze egizie) l’aldilà dei propri genitori adottivi, ma vedevo il ritorno di Victor Mature e Peter Ustinov. Il romanzo da cui il film era tratto lo lessi parecchi anni dopo: ne valeva la pena.
Se volete, qui c’è il film completo.
I Cavalieri della Tavola Rotonda (1953)

Come l’antico Egitto, il favoloso mondo di Re Artù era alla mia portata. Non che lo capissi fino in fondo, perché era attraversato da storie d’amore che non comprendevo che superficialmente. Ma le avventure… ecco, le avventure mi piacevano.
In questo film hollywoodiano ritroviamo l’impassibile Robert Taylor di Quo Vadis, insieme ad Ava Gardner. Ricordo che la vicenda narrata mi sembrò storica (avevo 8 anni), come ho continuato a pensare per alcuni anni ancora, prima di acquisire un pensiero più critico.
Ricordo anche che in particolare mi colpì la visione finale del Graal che solo al cuore puro di Parsifal si manifestava, mentre quello di Lancillotto era ottenebrato dal peccato. Il che significava, per me, che le apparenze non contano niente, possono essere semplici finzioni: solo quel che si è davvero interiormente ha valore. Un insegnamento importante, se si vuole…
Ivanhoe (1952)

Ma il bello era venuto l’anno prima, con Ivanhoe. Ivanhoe mi portava su un terreno letterario, come aveva fatto Quo Vadis. Prima di tutto c’era l’Albo di Topolino, fedelissimo al film che riprendeva graficamente in modo perfetto, e che mi permetteva di ricordare, leggendo il fumetto, la pellicola. E poi c’era il romanzo di Sir Walter Scott, inauguratore, seguito a ruota da Alessandro Manzoni, del romanzo storico moderno. Lo lessi ben presto, e lo rilessi molte volte; del resto, a quell’epoca non c’era neppure la televisione, e i libri erano il miglior passatempo che si potesse avere. Leggere il romanzo mi permetteva di cogliere le differenze con il film che ne era stato tratto, e di rivederlo mentalmente con le fattezze degli attori che avevano interpretato i personaggi.
Trovavo di nuovo Robert Taylor nella parte del protagonista, di nuovo, nella parte di Cedric, Finlay Currie che aveva interpretato S. Pietro in Quo Vadis, ed ex novo niente meno che Liz Taylor e un attore famoso come George Sanders. Un medioevo rutilante, naturalmente, alla maniera di Hollywood, molto lontano da quello storico.
La leggenda di Robin Hood (1938)

Allo stesso Medioevo hollywoodiano si riferisce la saga cinematografica di Robin Hood, legata come Ivanhoe alla stessa Inghilterra di Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senza Terra. Penso di aver visto la versione con Errol Flynn, La Leggenda di Robin Hood, con un cast di tutto rispetto comprendente Olivia de Havilland e Basil Rathbone nella parte (naturalmente) del cattivo Sir Guy, anche se poi sarà ricordato soprattutto per il suo Sherlock Holmes interpretato in 14 pellicole fra il 1939 e il 1946.
Il film vinse tre Oscar: scenografia, montaggio e colonna sonora. In Italia era approdato la prima volta nel 1939, ma sicuramente era stato poi proiettato più volte, anche in anni in cui ero stata in grado di vederlo al cinema. Questa volta non avevo un libro di riferimento se non lo stesso Ivanhoe, mentre a cantare la leggenda di Robin Hood, ad esso intrecciata, non c’era nessun romanzo degno di rilievo.
Un aspetto del film, però, mi colpì: in esso per la prima volta mi incontravo con un uomo di chiesa indegno, qui il vescovo corrotto dal potere. Il mio vescovo mons. Giovanni Piccioni era un uomo povero, amato anche dai livornesi anticlericali. Una figura di ecclesiastico depravato mi stonava assai.
Giovanna d’Arco (1948)

Con un balzo nel tempo di due secoli, si arriva a S. Giovanna d’Arco. Questa volta si passava dal pieno Medioevo al finire del Medioevo, alla prima metà del Quattrocento. Giovanna d’Arco parteggiò per i francesi nella Guerra dei Cent’Anni, guidando le truppe alla vittoria. Era appena diciannovenne quando nel 1431 fu arsa viva sul rogo dagli inglesi che se ne vollero sbarazzare condannandola come eretica.
Qui siamo di fronte ad un vero personaggio storico, non a leggende o vicende molto romanzate. Quanto ai film che si ispirano a questa figura, c’è l’imbarazzo della scelta, ma penso di aver visto, all’epoca, la Giovanna d’Arco di V. Fleming (1948), interpretata da Ingrid Bergman: ricordo nitidamente il suo viso dai lineamenti purissimi sullo sfondo del rogo.
Il film ha avuto otto candidature all’Oscar, tra cui quella di Ingrid Bergman, che già se lo era aggiudicato nel 1945 per Angoscia e che di nuovo lo avrebbe vinto nel 1957 per Anastasia e nel 1975 per la sua strepitosa interpretazione in Assassinio sull’Orient Express. Giovanna d’Arco avrebbe comunque vinto tre Oscar: Oscar per la fotografia e i costumi e un Oscar al produttore Walter Wangen.
Desirée (1954)

Di pari passo con Sinuhe l’egiziano arrivava nel 1954 sugli schermi Desirée, con un divario temporale enorme tra le storie narrate nei due film, ma anche con un balzo di quattro secoli rispetto al soggetto storico dell’ultimo film preso in considerazione, Giovanna d’Arco. Perché con Napoleone siamo agli inizi dell’Ottocento, l’Europa è già, più o meno, quella che conosciamo noi, siamo nell’età delle rivoluzioni, e il progresso tecnico si sta sviluppando.
Desirée è una versione romanzata delle vicende di Napoleone, personaggio interpretato qui da Marlon Brando. Per me, per moltissimi anni, Marlon Brando sarà l’attore interprete di Napoleone, e non il protagonista dei più noti Il Tram che si chiama Desiderio, Fronte del Porto e Bulli e Pupe.
Via col vento (1939)

Infine la storia, con Via col Vento, ci porta alla Guerra civile americana, una storia che alla scuola elementare non si studiava. Il film, che era approdato in Italia solo nel 1949 senza doppiaggio, lo vidi doppiato in italiano nel 1951.
Di questo filmone non dirò niente se non che vinse ben otto Oscar, tra cui quello di miglior attrice non protagonista ad Hattie McDaniel per la parte di Mami, prima persona di colore a vincerne uno. Non poté però assistere alla Prima ad Atlanta perché in Georgia era vietato per legge l’ingresso nella sala cinematografica ai non bianchi, e poté ritirare l’Oscar ma venendo per lo stesso motivo segregata in un angolo, distante dal resto della troupe. Che tempi… e mi pare che stiano tornando.