
Salmo 123 1 A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
2 Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni,
come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.
3 Pietà di noi, Signore, pietà di noi,
siamo già troppo sazi di disprezzo,
4 troppo sazi noi siamo dello scherno dei gaudenti,
del disprezzo dei superbi.
Salmo 123
Il Salmo 123 è un salmo di supplica molto breve, individuale (vv.1-2a) e comunitaria (vv.2b-4); di lamento (vv. 3-4) e di fiducia (vv. 1-2).
È il quarto solamo della collezione dei canti delle ascensioni e per la prima volta in esso il pellegrino parla direttamente a Dio, in una situazione di umiliazione da parte di potenti oppressori. I servi del Signore sono sottoposti al disprezzo dei gaudenti e dei superbi, non solo dei pagani.
Ha in comune con il Salmo 121 l’alzare gli occhi (là ai monti, qui al Signore nei cieli), attraverso un movimento che risulta in crescendo:
- I monti (Salmo 121)
- Gerusalemme (Salmo 122)
- Il Signore nei cieli (Salmo 123).
Con i Salmi 122 e 124 ha in comune il tema della persecuzione dei nemici.
Tre sono le espressioni centrali, ripetute:
- Gli occhi (quattro volte: vv. 1-2). Gli occhi alzati esprimono la coscienza di dipendere dal Signore, l’attesa, la certezza dell’aiuto.
- L’aver pietà / chanan (tre volte: è l’espressione che salda le due strofe)
- Il pronome suffisso (a te, miei, loro, sua, nostro, nostri, noi, ci), 15 volte in sole 39 parole: indica le intense relazioni personali di grazia espresse dal salmo.
La bellezza letteraria sta tutta nell’intreccio degli sguardi con un complesso parallelismo fra maschile plurale e femminile singolare.
Il cuore spirituale del salmo è la speranza del povero:le mani del Signore si muovono per liberare. Il povero è ora all’interno di Gerusalemme, e la sua prima parola è una richiesta di grazia.