
Romani 6 1Che diremo dunque? Rimaniamo nel peccato perché abbondi la grazia? 2È assurdo! Noi, che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere in esso? 3O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
5Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. 6Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. 7Infatti chi è morto, è liberato dal peccato. 8Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui…
12Il peccato dunque non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. 13Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia… 17Rendiamo grazie a Dio, perché eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siete stati affidati. 18Così, liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della giustizia… 23Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.
Morti al peccato per vivere nella giustizia (6,1-23)

Ma allora, se non siamo più sottoposti alla Legge bensì godiamo della misericordia di Dio che gratuitamente perdona tutti, possiamo fare quello che vogliamo? Non siamo più tenuti ai comandamenti?
In effetti, in alcune chiese paoline c’erano gruppi che sostenevano che bastasse aver fede per poter fare quel che si voleva. Questa affermazione di libertinismo veniva anche attribuita a Paolo e i giudaizzanti gliela ritorcevano contro. Paolo ribatte: la libertà donata da Cristo non è l’arbitrio di agire a proprio capriccio. È, invece, la libertà di scegliere di perseguire il bene, spinti dall’amore e guidati dallo Spirito. Non sono il timore della punizione e il desiderio della ricompensa ad avvicinare gli uomini a Dio, ma la forza dell’amore gratuito.
Semplicemente, Paolo usa l’immagine del battesimo per immersione, in cui lo sprofondare nell’acqua rappresentava la morte e sepoltura con Cristo, e l’emersione la Resurrezione. Battezzati, quindi morti al peccato, i credenti non hanno più niente a che fare con questo mondo oscuro. I cristiani sono morti al male ed alla vita passata con il suo carico di idolatria, egoismo, corruzione. Per sempre (vv. 1-7). E non sono soltanto morti al peccato: sono viventi nel Cristo Risorto, in una nuova vita segnata dall’amore, per operare la giustizia. Chi si fa servo di Dio ripudia il male… (vv. 8-14) … per rinascere a nuova vita nel servizio della giustizia di Dio (vv. 15-23).
Non posso fare a meno di pensare ad un altro celebre motto di S. Agostino: “Dilige et quod vis fac // Ama e fa’ ciò che vuoi” (In Io. Ep. tr. 7, 8). Credo che il senso, adesso, sia chiaro. Chi è guidato dall’amore non ha bisogno di una Legge…