Avventure con l’AI: Lungometraggi Disney minori (1942-1948)

Lungometraggi Disney minori
Foto da me rielaborate con AI tramite www.gemini.google.com

I cartoni animati successivi, degli anni Cinquanta – Sessanta, sono più tranquilli. Sì, ci sono drammi, ma non letali come in quelli che li avevano preceduti. Prima di arrivare agli anni Cinquanta, però, c’è un altro gruppo di lungometraggi Disney minori, non tratti da fiabe.

Lungometraggi Disney minori: Saludos Amigos (1942)

In quei miei primi anni, mi chiedevo perché i miei diletti personaggi di Topolino, Pippo Pluto Paperino, non comparissero mai nei film. Li leggevo nei fumetti, ma al cinema non li trovavo, con l’eccezione di Topolino apprendista stregone nel film Fantasia. Bene, una risposta la ebbi con Saludos Amigos (1942, visto negli anni Cinquanta), lungometraggio a episodi, in uno dei quali compare Paperino in veste di turista sulle Ande, Pippo come gaucho nelle pampas argentine e nuovamente Paperino che introduce un nuovo e fortunato personaggio, il brasiliano José Carioca.

L’altro episodio, quello che più mi colpì, presentava l’avventura di un piccolo aereo postale cileno imbranato, che per ritirare la posta doveva affrontare le ire della corrucciata montagna Aconcagua, la più alta d’America con i suoi quasi 7.000 metri di altezza. Il film faceva parte della politica di buon vicinato che gli Usa stavano intrattenendo con l’America latina e che veniva  commissionata dal Dipartimento di Stato degli Usa. 

I tre Caballeros (1944)

Lungometraggi Disney minori

L’avventura sudamericana di Paperino era andata bene, perciò Walt Disney si cimentò con un altro lungometraggio di ambiente latinoamericano, I tre Caballeros. Torna lo statunitense Paperino, affiancato ancora dal brasiliano José Carioca, e questa volta anche dal gallo messicano Panchito: tre buoni compagni di nazionalità americane diverse e delle tre principali lingue del continente (manca il francese del Canada, veramente). Penso di averlo visto nel 1955.

In questo film a episodi compaiono anche il pinguino argentino Pablo e l’asinello alato Burrito, che appartengono alla mia infanzia e che non ho mai più visto.

I racconti dello zio Tom (Song of the South, 1946)

In realtà quello che in italiano è lo zio Tom nella versione originale è Uncle Remus, un anziano cantastorie afroamericano ex schiavo, allegro e gioviale, che nel Sud post – guerra civile intrattiene i bambini di campagna coi suoi racconti sulle peripezie di Fratel Coniglietto con Comare Volpe e Compare Orso. Con i suoi racconti riesce persino a portare serenità nella vita di bambini bianchi sconvolti dalle vicissitudini dei genitori. La tecnica è mista, quindi accanto ai personaggi dei cartoni recitano veri attori, tra cui i due primi premi Oscar afroamericani.

Questa è stata infatti la seconda produzione cinematografica per la quale ebbe l’Oscar un attore afroamericano, in questo caso James Baskett. Lo aveva preceduto sette anni prima Hattie McDaniel per Via col vento. In questa seconda pellicola, la McDaniel nel film Disney affianca James Baskett nel ruolo di zia Tempy. Tutto ciò fa de I racconti dello zio Tom l’unica produzione cinematografica in cui recitarono insieme i due primi Premi Oscar afroamericani.

Controversie

La storia però viene adesso condannata in nome del Politicamente corretto, in quanto rappresenta un rapporto idilliaco tra schiavo (veramente non più schiavo) e padrone (non più padrone). La rappresentazione di schiavi felici è considerata «un insulto alle minoranze americane».

Contestano il film alcuni comitati civili antisegregazionisti, in quanto lo stato di vita degli schiavi e i loro rapporti con i padroni sembra rispecchiare le falsità che narrava la letteratura sudista, suprematista e razzista. Il film viene ritirato da Disney+. Non solo: Disneyland ha chiuso in California e in Florida, dopo 34 anni di attività, Splash Mountain, l’attrazione derivata dal film, sostituendola con  Tianàs Bayou Adventure, ispirata al film del 2009 La principessa e il ranocchio. In tale film si introdusse il personaggio di Tiana, ovvero la prima principessa nera di Disney, sempre in rigoroso rispetto del politically correct.

In difesa del film

In realtà Walt Disney lottò contro le accuse di razzismo e si prodigò perché venisse consegnato il premio Oscar a Baskett. Si oppose anche alla legge di segregazione razziale che impedì a Baskett,  Hattie McDaniel, e il resto del cast nero di intervenire alla première ad Atlanta, come già era accaduto per «Via col Vento». Baskett morì pochi mesi dopo aver ritirato l’Oscar onorario, ottenuto anche grazie a Disney, il quale ricevette i ringraziamenti dalla vedova, che gli era grata per l’amicizia e il supporto dimostrati sino alla fine.

Fra i più noti sostenitori della pellicola, che considerano invece il film progressista per il suo tempo (per quanto riguarda i rapporti interrazziali, come quando Uncle Remus e Johnny si tengono per mano), vi sono anche afroamericani come l’animatore Floyd Norman e la celebre attrice Whoopi Goldberg. James Baskett e Hattie McDaniel sostennero fortemente il film, accusando i detrattori di voler creare divisione.

Lo Scrigno delle Sette Perle (1948)

Questo film, di cui ho scarsissima memoria, è composto da alcuni episodi di carattere musicale, di cui ricordo solo quello dedicato a Giovannino Semedimela, il leggendario piantatore di alberi precursore dell’ecologismo, il quale dedicò la vita a piantare nel suo cammino tra Ohio, Indiana e Illinois migliaia di alberi di mele ed a prendersene cura, sempre disarmato e in buoni rapporti con gli indiani. Mi torna in mette anche la sua canzone “Il Cielo mi vuol ben”… Anzi, ricordo anche l’episodio di cui è protagonista Little Toot, il piccolo rimorchiatore che vuole imitare il padre.

Alcune canzoni corali sono doppiate dal Quartetto Cetra, due singole da Virgilio Savona leader del mitico Quartetto.