
Intervento di P. Lorenzo Gemmi
Parte prima. Le famiglie di origine
Nel libro di Tobia Dio non è il protagonista, o comunque non è così presente come in altri libri. Tobia fa parte di una letteratura biblica che vuole trasmettere in un modo diverso dei valori. Oggi potremmo dirla una catechesi narrativa: una storia che comunica valori narrando piuttosto che trasmettendoli per concetti. Si può parlare di Dio per concetti ed ecco una teologia; si può parlare di Dio con dei racconti e il racconto è molto più immediato perché richiama una storia vissuta, una storia che si può immaginare, rispetto a un qualcosa di astratto. Perciò questo libro è significativo e viene usato anche come libro di insegnamento a giovani fidanzati in procinto di sposarsi…
Si presta molto bene perché alla fin fine è la storia di due giovani che si conoscono, vengono da una storia ed eccoli nel matrimonio. Come questa storia mostra bene, Dio risana e completa e dà senso alle storie familiari, alle storie di origine. È molto utile per preparare delle coppie di fidanzati al matrimonio, perché in questo libro ci sono tutti i temi utili importanti per una coppia di fidanzati. E quali sono?
Le famiglie di origine
Prima di tutto, il rapporto con le famiglie di origine. Nelle premesse si vedono già delle caratteristiche familiari.
Tobia ha questo padre molto presente, un po’ ingombrante, che si fa sempre vanto delle cose buone che sa fare. Quindi, un uomo zelante che obbedisce a tutti i precetti della legge, ma anche fragile. Infatti nella sventura c’è una sorta di ironia nei confronti di un uomo zelante che però va in crisi perché mentre è, nella calura estiva, sdraiato a riposarsi un po’, sono gli escrementi di un uccello a farlo rimanere cieco. Questa situazione lo manda nella disperazione. Inoltre, nel momento in cui sta male si ricorda di dover recuperare una somma: sembra così generoso, ma in realtà pare anche un po’ attaccato al denaro.
Questa situazione, anche nel rapporto con la moglie, mostra che l’apparenza è una cosa, ma la realtà che emerge da questa famiglia non è così perfetta.
Tobia e Sara
Tobia è questo giovane ragazzo che si trova di fronte a una missione e da una parte ha un preciso indirizzo familiare, dall’altra in questo viaggio che è chiamato a fare c’è il diventare un uomo, il prendersi delle responsabilità, il combattere… Un giovane che prima di sposarsi deve crescere e assumersi le sue responsabilità e anche prendere del bene, ma anche scartare quello che non serve, dalla propria famiglia di origine.
E Sara, in questo momento anche per lei disperato, ha a che fare con una serva che le fa vedere la realtà. “È colpa tua, hai preso sette mariti e questi sono morti. La colpa è tua”. In questo racconto, che S. Gerolamo ha cercato un po’ di addolcire, di spiritualizzare, c’è una lettura profonda interiore di un irrisolto: un anticipo di una lettura forse psicologica, cioè di una incapacità di vivere una relazione affettiva, per questa ragazza a cui muoiono i mariti proprio prima della unione sessuale. Il testo forse allude proprio a una difficoltà nel gestire la propria intimità, la propria vita affettiva.
Ecco quindi delle storie con tutte le loro difficoltà che però ecco Dio fa incontrare per risolverle. E questo è anche la vocazione sponsale. L’altro viene dato come sostegno, come aiuto, come occasione per portare a compimento la propria umanità. In questo incontro fra Tobia e Sara ci sarà proprio l’occasione non soltanto per maturare loro due, ma per anche sciogliere i nodi che le famiglie si portavano dietro.