
Romani 8 5Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. 6Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. 7Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. 8Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
9Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi… 11E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
12Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, 13perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. 14Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
La vita secondo lo Spirito

Il capitolo 8, al centro del libro, è anche il vertice di tutto il discorso di Paolo, sottolineando l’aspetto positivo della salvezza: la vita nuova secondo lo Spirito.
Focus del discorso è lo Spirito, che viene menzionato 34 volte nella Lettera, di cui ben 20 in questo capitolo. Lo Spirito è la presenza vivificante di Dio nel credente, sia per il presente nella vita concreta, sia per il futuro come caparra della piena liberazione.
Non interpretiamo male i termini, però. Quando Paolo parla di “carne” non vuole indicare l’aspetto fisico dell’uomo, ma il suo modo di vivere secondo la sua fragilità creaturale, cercando solo il proprio interesse e piacere personale. Vivere secondo lo spirito significa invece lasciarsi guidare dall’amore di Dio e del prossimo, al di là dei propri egoismi Scegliere una cita guidata dall’egoismo porta al fallimento e alla morte. Vivere secondo lo Spirito, seguire il comandamento dell’amore, porta vita, gioia, pace, serenità e speranza per il futuro (vv. 1-8).
Vivere la propria appartenenza religiosa come una serie di pratiche e di riti, di osservanze esteriori, per paura del castigo o per avere dei vantaggi, addirittura per ostentare la propria virtù davanti agli altri, è vivere secondo la carne. Vivere secondo lo Spirito invece richiedere di vivere un vero rapporto di amore verso Dio, come figli e non come servi, nella fiducia e non nella paura (vv. 9-13).