Frammenti di vita alvernina (36): La Verna dei Padri Riformati

La Verna dei Riformati
Immagine da me realizzata con AI tramite www.gemini.google.com

Nel 1614-15 i Benefattori fiorentini contribuiscono alla costruzione di nuove stanze dell’Infermeria (Savelli cap. 22). Nel 1615, il Capitolo provinciale viene tenuto alla Verna,

Nel 1616 un’importante pubblicazione: il P. Aurelio Savelli da Stia, per più anni guardiano alla Verna, pubblica a Firenze il Breve Dialogo del Sacro Monte. Dà anche una notizia inedita: menziona, nella cappella superiore, “quelle pitture, che v‘è dipinto quel Faggio con quella Madonna” (cap. 6). Purtroppo, se ne è persa la memoria.

Nel 1618 visita la Verna Maria Maddalena d‟Austria, granduchessa di Toscana (Daza p. 62 s.; Vitale MS p. 314). Nel 1621 è pubblicata a Firenze la Descrizione delle Stimate del nostro Serafico Padre San Francesco dell’Osservante Antonio Daza, spagnolo. Nel 1625 il Guardiano fa scolpire un ciborio di marmo alle Stimmate (Memoriale f. 60). Secondo il P. David da Bibbiena, in quell’anno l’altare quattrocentesco è stato sostituito con uno barocco, sopraelevando il presbiterio di un gradino o e riducendo la visibilità della robbiana (p. 12 ss.).

1625: La Verna passa alla Riforma francescana

La Custodia Riformata, che nel 1639 sarà trasformata in Provincia da Urbano VIII, ha ormai 16 conventi. Nel 1625 avviene una importante svolta nella vita del santuario della Verna: viene assegnato ai frati della Custodia riformata, che propugnano una vita di rigore in maggiore aderenza alla Regola. Questa svolta segnerà profondamente la realtà della Verna (Terrinca p. 274 § 1-2).

27 settembre 1625: Norma per i Noviziati

Urbano VIII attraverso la Congregazione di ciò incaricata dispone che i Noviziati dell’Osservanza Cismontana risiedano nei Conventi dei Riformati o nei Conventi degli Osservanti in cui però in questo caso devono risiedere solo i Riformati (De Gubernatis, Orbis Seraphicus II, Lugduni 1685 p. 184 ; 380 ss.).

18 novembre 1625: La Verna passa alla Riforma

La Verna viene assegnata dal Ministro Generale ai Minori Riformati, che ne prendono possesso il 20 novembre. Il primo guardiano è P. Alessandro da Barga (Filza IV n. 11; Memoriale f. 8v; MdC p. 1). Il P. Giovan Battista da Cutigliano, storico della Riforma, commenta:

“In quel principio patirno i poveri Padri penuria, ma a poco a poco furono conosciuti et avuti in gran venerazione, et si son fatti molti bonificamenti in Chiesa, in Convento, et in tutto quel sacro monte” (Cronache della Provincia Riformata di Toscana p. 3).

Degli Osservanti rimangono alla Verna solo i Novizi con tre vecchi sacerdoti tra cui il P. Salvatore Vitale, di anni 43 (Memoriale di cose più notabili p. 59; Vitale, Chronica p. 216).

Il grande afflusso di popolo alla Verna

La Verna dei Riformati

E c’è un problema, che il P. Salvatore Vitale non manca di sottolineare… Il passaggio della Verna ai Padri Riformati, di più stretta osservanza, non può avvenire senza accomodamenti, in quanto la natura impervia del territorio e l’affluenza di un numero enorme di persone ogni anno, pellegrini e viaggiatori, costringe i Superiori a concedere alcune deroghe, come la possibilità di tenere muli e di stipendiare garzoni.

Quando nel 1628 il P. Salvatore Vitale pubblica a Firenze il suo Monte Serafico della Verna, per i tipi di Zanobi Pignoni, nota (p. 284) che i Riformati presero possesso della Verna, “non senza gran meraviglia di tutti quelli che sanno che cosa sia perfezione, e stretta osservanza; poiché quivi vivere non si può alla Riformata in modo nissuno, e così quel titolo di Strictioris Observantiae in questo luogo relazione inclita è, ma fondamento non ha nel suo correlato:

Qui continuo strepito, e rumore di popoli, qui volgersi sempre in giro, alloggiare, & ossequiare gregge d‘agnelli, e chi li pasce, muli e vetturali, buoi, e garzoni, e cento altre cose ripugnanti al Strictioris, onde altro non segue, che dispensati”.

Le dispense dalla più stretta osservanza della Regola, infatti, saranno numerose. Intanto, nella Verna dei Riformati la prima visita granducale sarà quella di Ferdinando II nel 1627 (Menabbio 1702 p. 87).

1628: Il chiostro delle stalle

Il Chiostro delle Stalle
Quello che oggi conosciamo come Chiostro S. Chiara nasce nel Seicento come chiostro delle stalle, attorno a cui si sviluppano locali di servizio, come l’officina del fabbro, stalle e fienili; tale rimarrà fino al 1950. Foto di A. Ferrini. Fonte immagine: https://www.ilbelcasentino.it/la_verna-seq.php?idimg=4037

Viene costruita l‟officina del fabbro, adiacente al chiostro delle stalle (oggi S. Chiara) e viene dotata la sacrestia del banco grande in sacrestia.

Il Corridoio delle Stigmate ancora murato ai primi del Novecento

Nella stagione invernale il corridoio delle Stimmate viene per la prima volta chiuso con tavole di legno. Dopo poco tempo, gli intervalli tra le colonne vengono interamente murati (Memoriale Cose più Notabili p. 59; MdC p. 1), per proteggere il percorso dalle intemperie.

La Processione notturna

Il P. Vitale è anche il primo a menzionare “la Processione, che fanno i Frati à mezza notte doppo il Mattutino” (p. 284 ss.). Tale prassi continuerà fino ai nostri anni Sessanta.

1629: speciali decreti per la Verna

Il rinnovato rigore introdotto dai Riformati nella vita religiosa dovette tener conto delle condizioni particolari della Verna, del suo afflusso di pellegrini e della necessità di provvedere loro, per cui già dal 1629 vengono emanati speciali decreti (Lib. Cust. II, p. 109 ss.). Il numero dei Religiosi va gradatamente aumentando, assorbendo una gran parte dei membri dell‟intera Provincia.