
La prima tappa della Camminata francescana a Piombino ha voluto ricordare il primo convento di frati minori di cui si abbia una certa memoria. Un convento di cui non conosciamo la data di origine, ma quella di demolizione. Nell’offrire le riflessioni, seguo letteralmente i testi proposti dai lettori durante la sosta della Camminata.
Il convento fuori le mura

I frati si insediarono a Piombino nella seconda metà del Duecento, qualche decennio dopo la morte di san Francesco. Il loro primitivo insediamento si trovava appena fuori le mura della città, fra la Porta di Terra e il colle di santa Maria (l’attuale Cittadella). L’insediamento comprendeva il convento e la chiesa intitolata al Santo di Assisi. Tali costruzioni furono seriamente danneggiate nel 1448 durante l’assedio dell’esercito del re di Napoli, Alfonso d’Aragona. Il convento fu poi demolito dallo stesso signore di Piombino, Rinaldo Orsini, negli anni seguenti, per impedire che venisse usato come avamposto dai nemici in futuri attacchi contro la città.
Un convento “in uscita”

Questo luogo, posto fuori dalle mura, e quindi in un contesto di “uscita”, ci ricorda la presenza e la testimonianza fra la gente semplice, che S. Francesco aveva sempre vissuto e raccomandato ai suoi frati. Egli stesso ricorda nel suo testamento che il Signore gli aveva rivelato che dovesse salutare le persone dicendo: il Signore vi dia Pace!
Andare nel mondo, dare il buon esempio, seminare parole di pace e di speranza annunciando il Vangelo, sono tratti essenziali della forma di vita che lui ha trasmesso ai suoi figli.
La via di Francesco è una via di testimonianza e di annuncio, per la quale ogni persona è un messaggio di Dio per il luogo e il tempo in cui vive.
Dalle Fonti Francescane
Un giorno, mentre camminava con frate Leone in sulla valle del fiume Marecchia, giunge santo Francesco al castello di san Leo, ed entra dentro, e va in sulla piazza, dove era radunata tutta la moltitudine di gentili uomini, e in fervore di spirito montò in su uno moricciuolo, e cominciò a predicare, proponendo per tema della sua predica queste parole in volgare: Tanto è il bene ch’io aspetto, ch’ogni pena m’è diletto. E sopra questo tema, per dittamento dello Spirito Santo, predicò sì divotamente e sì profondamente, raccontando le diverse pene e sofferenze de’ Santi Apostoli e dei Santi Martiri, e le dure penitenze de’ Santi Confessori, e le molte tribolazioni e tentazioni delle Sante Vergini e degli altri Santi, che ogni gente istava con gli occhi e con la mente sospesa verso lui, e ascoltavano come se parlasse un Angiolo di Dio.
Stacco musicale: Alto e Glorioso Dio
Dopo la predica nella piazza di san Leo, si avvicinò a Francesco un Conte, Orlando di Chiusi in Casentino, che dopo aver parlato con il frate ed aver ricevuto consiglio e confronto da lui, gli fece dono del Monte della Verna, sul quale anni dopo un Francesco ormai stanco e malato ricevette il dono della Stimmate. Tutt’oggi questo monte è meta di pellegrini e per molti di loro occasione di incontro con la misericordia e la consolazione di Dio. Il bene si diffonde e attiva processi di altro bene.
Facciamo nostro l’impegno di Francesco a disarmare le parole, seminando intorno a noi parole di pace e speranza che edificano la città e non parole di odio che distruggono e dividono.