
Entra in scena Israele, perché Oloferne ormai è ai suoi confini. “Quando gli Israeliti sentirono per fama quanto Oloferne aveva fatto agli altri popoli e come aveva messo a sacco tutti i loro templi e li aveva votati allo sterminio, furono presi da indescrivibile terrore all’avanzarsi di lui e furono costernati a causa di Gerusalemme e del tempio del Signore, loro Dio” (4,1 ss.). In questa narrazione, Israele era da poco tornato dall’esilio (quindi non siamo più ai primi del VI secolo a.C., ma alla fine), riorganizzando il tempio e il culto. Predispongono perciò sistemi di vigilanza sulle vette delle alture vicine al confine e di fortificare i paesi in quelle zone, occupando soprattutto i valichi dei monti onde impedire al nemico di attraversarli, data la strettezza dei luoghi. Ma non si trascurano neppure la preghiera, la penitenza e il digiuno:
“Il Signore porse l’orecchio al loro grido e volse lo sguardo alla loro tribolazione, mentre il popolo digiunava da molti giorni in tutta la Giudea e in Gerusalemme davanti al santuario del Signore onnipotente” (4,13). Oloferne si adira contro questo popolo che non conosce e chiede spiegazioni: “Spiegatemi un po’, voi figli di Canaan, che popolo è questo che dimora sui monti e come sono le città che egli abita, quanti sono gli effettivi del suo esercito, dove risiede la loro forza e il loro vigore, chi si è messo alla loro testa come re e condottiero del loro esercito e perché hanno rifiutato di venire incontro a me a differenza di tutte le popolazioni dell’occidente» (5,3 ss.).
Achior
La risposta viene da Achior, condottiero degli Ammoniti. Questo straniero, appartenente ad un popolo infame dal punto di vista giudaico, fa una perfetta lettura della storia di Israele come un israelita meglio non avrebbe saputo fare, e conclude:
“In realtà fin quando non peccavano contro il loro Dio erano nella prosperità, perché il Dio che è con loro odia il male. Quando invece si allontanarono dagli ordinamenti che egli aveva loro imposti, furono terribilmente sconfitti in molte guerre e condotti prigionieri in paese straniero, il tempio del loro Dio fu raso al suolo e le loro città caddero in potere dei loro nemici” (5,17 ss.). “Ora, mio sovrano e signore, se vi è qualche aberrazione in questo popolo perché ha peccato contro il suo Dio, se cioè ci accorgiamo che c’è in mezzo a loro questo inciampo, avanziamo e diamo loro battaglia. Se invece non c’è alcuna trasgressione nella loro gente, il mio signore passi oltre, perché il Signore, che è il loro Dio, non si faccia loro scudo e noi diveniamo oggetto di scherno davanti a tutta la terra» (5,20-21).
Il discorso di Achior è veritiero: Israele è imbattibile finché è fedele al suo Dio; se si rivela infedele, Dio lo punisce lasciandolo nelle mani dei nemici. Ma i veri profeti, quelli che dicono la verità, non sono mai ascoltati. Anche Achior è tacciato di lesa maestà.
“«Chi sei tu, Achior, e i mercenari di Efraim, per profetare in mezzo a noi come hai fatto oggi e suggerire di non combattere il popolo d’Israele, perché il loro Dio li proteggerà dall’alto? E che altro dio c’è se non Nabucodonosor?” (6,2 ss.).
Guai a non ascoltare un profeta…
Ecco: si prende per menzogna la verità sgradita. Si noti l’ironia: Oloferne, che nega la verità dettagli apertamente da Achior, crederà alla menzogna di Giuditta, perché lo lusinga.
Così pure, ordinando ai suoi servi di legare Achior ed esporlo vicino a Betulia credendo di abbandonarlo nelle mani dei nemici, pensa di punirlo ed invece dà avvio alla causa della propria disfatta. Gli anziani degli israeliti ascoltano Achior, gli credono e raccolgono da lui informazioni preziose. “Poi confortarono Achior e gli rivolsero parole di gran lode; Ozia da parte sua lo accolse dopo l’adunanza nella sua casa e offrì un banchetto a tutti gli anziani; per tutta quella notte invocarono l’aiuto del Dio d’Israele” (6,20).